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Combattere la crisi: diventare resilienti.


“Ciò che non ti uccide, ti rende più forte”. (Friedrich Nietsche)

Il termine resilienza deriva proprio da questa frase: la qualità di chi non perde mai la speranza e continua a lottare contro le avversità.

Si parla di resilienza in vari ambiti: in ingegneria ed in metallurgica, intendendo la capacità di un materiale di resistere agli urti senza spezzarsi; in informatica, riferendosi ad un sistema che continua a funzionare, nonostante alcune anomalie; in un individuo la resilienza è la capacità di adattamento alle avversità della vita che se coltivata permette di affrontare gli imprevisti al meglio.

“Verrà un momento in cui credi che tutto sia finito; quello è l’inizio”.

L’uomo è stato programmato per combattere, resistere e rafforzarsi continuamente, lo sappiamo bene noi agenti immobiliari: abbiamo dovuto affrontare molti anni di crisi nel settore immobiliare.

Non è più semplice vendere casa.

Il mercato immobiliare è cambiato drasticamente: il volume delle vendite sono diminuite, i tempi di vendita di un immobile sono aumentati, la paura frena, l’ansia paralizza, l’agente immobiliare fatica a chiudere una trattativa. Ansia, stress, preoccupazioni sono diventate la quotidianità per un agente immobiliare.

Allora cosa fare?

Essere dotati di resilienza significa possedere la capacità di non rimanere indifesi di fronte agli urti della vita; essa infatti ci soccorre nel momento in cui stiamo per arrenderci; ci fa rialzare più forti di prima, per poi farci classificare il trauma come una lontana esperienza dalla quale estrarre l’insegnamento più importante per riuscire a vivere e sopravvivere più coraggiosi e forti di prima.

L’individuo resiliente non è colui che ignora o nega le difficoltà, e neanche le minimizza. Al contrario è colui che riesce ad andare avanti, con una forza rinnovata, con una più approfondita e consapevole conoscenza di se. Riesce a trasformare l’evento negativo in fonte di miglioramento, ossia riesce a trarre un apprendimento di nuove competenze e abilità, per crescere.

La resilienza quindi rappresenta una risorsa indispensabile per riuscire ad affrontare la vita a testa alta senza sentirsi vittime o colpevolizzandosi quotidianamente, e questa viene sostenuta in primis dalle persone che per primi si prendono cura di noi sin dalla nostra infanzia.

Fin da piccoli siamo esposti a fattori di rischio che se fronteggiati con dei fattori protettivi ci rafforzano e ci rendono delle persone stabili e intraprendenti. Vi sono alcune caratteristiche individuali e sociali che rendono più probabile una risposta resiliente.

Un ruolo importante lo ha l’ottimismo, che non deve essere inteso come tentativo di sminuire le avversità ma, come la capacità a considerare i problemi una componente inevitabile della vita.

L’autostima, l’autoefficacia, l’autonomia, la capacità di problem solving, le strategie di coping e l’empatia sono caratteristiche individuali, che aiutano ad avere una risposta resiliente.

Anche il supporto sociale, rappresenta un fattore protettivo, proprio perché la resilienza non è solo una capacità individuale, né un tratto personale immodificabile. La resilienza è un costrutto multidimensionale, che risiede anche nel contesto sociale di appartenenza, nella rete di relazioni intessute prima e dopo l’evento negativo, nel sostegno pratico ed emotivo di cui ognuno dispone.

Uno dei fattori più importanti da promuovere in un processo di resilienza è l’alta tolleranza alla frustrazione, ovvero la capacità di dilazionare la gratificazione del momento presente per perseguire e perseverare nel raggiungimento dei propri obiettivi. Questi devono essere specifici, graduali e realistici, in modo da risultare sfidanti, ma non eccessivi. La capacità di tollerare la frustrazione permette anche di metabolizzare disagi, sconfitte e fatiche.

La resilienza,è in gran parte frutto, degli occhiali attraverso cui gli individui vedono se stessi, gli altri e il mondo.

Occorre pertanto modificare le lenti con cui si interpretano gli eventi e vi si attribuiscono un significato.

Per prima cosa, è importante valutare lo stile di attribuzione causale, ovvero il modo cui l’individuo concettualizza e spiega gli eventi che accadono e quanto si percepisce in grado di incidere su di essi.


Riferimenti Bibliografici

Accardi V.,

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Crosera S., (2011), Migliora la tua autostima. Come conoscere, valutare, potenziare e armonizzare le proprie doti. Giunti Editore Spa, Firenze.

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