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Mercato Immobiliare : cosa rallenta la ripresa?


Il mio lavoro mi porta ad essere sempre in contatto con le persone, e quasi sempre la domanda più comune che mi si fa è: è ripreso o no il mercato immobiliare? Saliranno di nuovo i prezzi?

Parlare con la gente comune è il modo migliore per comprendere le vere preoccupazioni e le speranze degli italiani, ma non solo. Per me è un valido aiuto per capire le reali esigenze e le effettive priorità che le persone hanno.

Mi accorgo sempre di più, che le persone sono affamate di informazioni chiare e obiettive sull’economia. Non ne possono più di frasi vuote e di promesse.

Mi chiedono delle Banche e dei mutui, delle tasse, delle piccole questioni di economia spicciola, che toccano la vita di ognuno di noi.

Parlo anche con persone che faticano ad arrivare a fine mese e aspirano ad un futuro migliore per i propri figli. Capire cosa succederà in futuro è importantissimo, se vogliamo prendere decisioni giuste per noi stessi e per la nostra famiglia.

La ripresa di cui tutti parlano è indubbiamente reale, si tratta di un 1,5 per cento quella stimata per il 2017, buona dopo anni di crisi, ma non sufficiente.

La crescita in Italia è ancora troppo fiacca. Ciò vuol dire che per tanti italiani la vita non è affatto migliorata.

Questa ripresa non ci fa sentire di avere più soldi in tasca, diciamo la verità, anzi, milioni di Italiani non percepiscono alcun miglioramento nelle loro condizioni economiche.

La crescita è così lenta da non farci sentire nulla di ciò che normalmente viene percepito, in un paese che attraversa un periodo di espansione robusta e continuativa.

Così, possiamo decidere di andare a cena fuori una volta in più, al cinema e dal parrucchiere, fare acquisti non legati unicamente alle necessità, ma non ci permette di fare investimenti importanti.

E la casa, sia che si decida di andare in affitto sia che si decida di acquistare, è un investimento che richiede un dispendio di energie non indifferente, ma soprattutto richiede la certezza di un lavoro ben retribuito.

L’instabilità politica di questi ultimi anni ha provocato uno stallo: l’Italia non ha realizzato un vasto programma di riforme sull’economia.

La triste verità è che siamo ancora a metà del cammino. Abbiamo perso tanto tempo a litigare su chi doveva governare che non ci siamo preoccupati della nostra economia. Le riforme sul lavoro, sulle tasse, sull’apparato burocratico della pubblica amministrazione ancora lento e farraginoso, per non parlare del sistema giudiziario Italiano.

Un investitore ci pensa dieci volte prima di venire in Italia. Troppe riforme per cambiare volto all’Italia sono rimaste incompiute se ne è parlato ma di fatti ce ne sono stati troppo pochi. Queste riforme per la modernizzazione sono indispensabili per la ripresa dell’economia. Dovrebbero andare avanti, spedite per almeno tre quattro anni, mentre il paese cerca di crescere e riprendersi dalla peggior crisi economica.

L’instabilità politica che affligge il paese, turba gli investitori e preoccupa gli imprenditori. Creare lavoro vuol dire dare certezza di una politica trasparente a chi decide di investire il suo capitale personale o preso in prestito.

Questa situazione è nemica della crescita. Ecco perché l’Italia non cresce di più, perché rimane indietro, in posizione arretrata, come l’ultima della classe.

Nonostante questo, quello che mi appare tutti i giorni sul campo è che l’Italia è una nazione piena di energia e di dinamismo. Di gente che lavora sodo. Nonostante le tante ingiustizie e un sistema squilibrato rimane un Paese che riesce a sfornare eccellenze in vari settori: moda, alimentazione, meccanica, siderurgia, manifatturiero, design et altro.

Grandioso dico io: malgrado tutti i problemi e le zavorre, nonostante un braccio legato dietro la schiena, riusciamo comunque ad essere al terzo quarto posto in Europa.

Cosa potremmo fare con una burocrazia efficiente e tasse più basse?

Certo qualcosa si è fatto negli ultimi tempi, ma è ancora troppo poco. Ancora troppi italiani non hanno prospettiva di un posto di lavoro, per non parlare dei giovani.

Così, se vogliamo creare più posti di lavoro dobbiamo raggiungere un tasso di crescita maggiore.

È necessario attivare un complesso di misure che vada ad agire sul fisco, sulla burocrazia, sulla produttività, sul costo del lavoro, sul sistema giudiziario.

L’impegno a modificare questi parametri obsoleti, deve essere una priorità degli italiani e dei nostri politici.

Io tifo per l’Italia e ai miei figli dico: è più difficile ma ne vale la pena.

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