Confronta

“ABILITA’ UTILI PER LA VITA” LIFE SKILLS.

 

 

 

 

 

E’ storia recente, per essere in grado di affrontare una realtà complessa e in continuo cambiamento, occorre disporre di una serie di capacità utili, per la vita in generale e in contesti lavorativi.

Le competenze sono il principale valore che le risorse umane portano alle imprese in cui lavorano, sempre più spesso sentiamo parlare di life skills, ovvero quelle abilità trasversali che hanno il potere di risultare significative in differenti contesti produttivi.

Queste competenze hanno a che fare con atteggiamenti e comportamenti che facilitano performances efficaci nei reali contesti lavorativi.

Stiamo parlando di abilità Emotive (Consapevolezza di sé, Gestione delle emozioni, Gestione dello stress); Relazionali (Comunicazione efficace, Relazioni efficaci, Empatia); Cognitive (Pensiero Creativo, Pensiero critico, Prendere decisioni, Risolvere problemi).

Nel mondo del lavoro ci si è resi progressivamente conto che sono meno importanti le competenze specifiche, perché diventano presto obsolete, a vantaggio delle cosiddette life skills, abilità indipendenti dal particolare ambito in cui si opera, che permettono di svolgere i compiti in maniera flessibile, come richiesto dai rapidi cambiamenti che attraversano il mondo aziendale, e di trovare una collocazione in nuovi ruoli.

Anche a livello educativo, nel mondo delle scuole, è cresciuta la consapevolezza che bisogna preparare le nuove generazioni a gestire i processi che sono “trasversali” ai diversi contesti, superando l’apprendimento dei contenuti delle diverse discipline.

Insomma da varie parti si colgono indicazioni che le capacità di cui stiamo parlando sono importanti e meritano particolare cura.

Si può dare il massimo di se in qualsiasi campo, come impiegati, mamme, avvocati o insegnanti, con gli altri, con noi stessi, con i familiari, con gli sconosciuti.

Si può continuare a migliorare nelle proprie capacità fisiche e mentali per tutta la vita.

L’epigenetica conferma che le nostre scelte e i nostri comportamenti modulano l’espressione dei nostri geni e dunque danno vita ad un destino più o meno positivo sul piano psicofisico.

La neuroplasticità conferma che il cervello si adatta, in termini di anatomia e di funzioni, agli stimoli che riceve.

Insomma, la scienza conferma che la vita è in larga misura nelle nostre mani e che il miglioramento delle prestazioni e la crescita personale sono alla portata di tutti.

La prestazione massima emerge da uno stato di grande coerenza tra bisogni profondi, valori personali, comportamenti e i risultati che si ottengono come conseguenza di tutto ciò.

Esiste quindi, un aspetto da tenere in considerazione: quello di non smettere mai di sfidare se stessi, se si vuole continuare a migliorare.

Se sei sempre il primo della classe forse è arrivato il momento di cambiare classe.

L’essere umano, anche per ragioni evolutive, cerca il confort, ma questo, oltre una certa misura, diventa anche la sua trappola più pericolosa.

Il miglioramento avviene solo se alziamo l’asticella, non così tanto da non farcela a superarla, ma quanto basta per rendere il salto almeno un po’ difficile.

Oggi avere l’umiltà di cogliere i nostri limiti e di saperli accettare è la sfida più grande.

Si perché avere umiltà, ci predispone ad essere disponibili a modificare, se necessario, i nostri punti di vista e le nostre modalità di agire.

Dubitare, quindi, delle nostre certezze consolidate e dei preconcetti divenuti credenze strutturate, essere pronti a sbagliare ripetutamente per poter imparare costantemente, e poter riuscire a crescere e migliorarsi.

Dobbiamo quindi sfidare noi stessi sempre ed abbandonare il desiderio di dimostrare sempre il nostro talento.

Chi si sente dotato e già arrivato, infatti, è poco disponibile all’umiltà e all’imparare dagli errori.

Bensì, è proprio tramite l’errore sistematico, utilizzato come strumento formativo, che si costruiscono capacità elevate di realizzare grandi progetti.

In altre parole, se vuoi imparare a vincere, devi imparare a perdere.

Lo sfidare se stessi rappresenta, quindi, il mettersi nelle condizioni di difficoltà, esperendone la frustrazione per poi riuscire a superare tale stato e giungere al risultato anelato, non per gloria ricevuta ma per una fatica ed un dolore attraversati e superati.

Il fattore umano rimane quello davvero dominante per la realizzazione delle prestazioni elevate che permettono di vincere sfide impegnative.

Questa è la sfida delle sfide.

Riferimenti Bibliografici

 

Antonietti A., C. Valenzi (2017), Life Skills. Le abilità che aiutano ad affrontare il quotidiano. Edizioni San Paolo srl, Cinisello Balsamo (MI).

Damico G., (2011), Piantala di essere te stesso. Liberarsi dai propri limiti ed essere felici. Feltrinelli Editore, Milano.

Goleman D. (1996), Intelligenza Emotiva, che cos’è perché può renderci felici. R.C.S. Libri & Grandi opere Rizzoli S.p.a., Milano.

Nardone G, P. Watzlawick, (1990), L’arte del cambiamento. La soluzione dei problemi psicologici personali e interpersonali in tempi brevi.

Ongaro F. (2019), Il Metodo Ongaro. L’approccio scientifico per costruire una vita straordinaria. Sperling & Kupfer. Milano.

Vicari S., (2018), Le vie dell’innovazione. Egea S.p.a., Milano.

 

 

 

 

 

 

 

 

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